La differenza tra UVA e UVB cambia il modo di proteggere la pelle
- Gli UVA penetrano più in profondità e favoriscono foto-invecchiamento e macchie.
- Gli UVB provocano soprattutto eritemi, scottature e danni diretti al DNA.
- Entrambi contribuiscono all’abbronzatura e possono aumentare il rischio di tumori cutanei.
- Una crema efficace deve offrire protezione ad ampio spettro, quindi contro UVA e UVB.
- SPF 30 o 50 protegge soprattutto dagli UVB e non indica da solo il livello di protezione UVA.

Che cosa distingue davvero i raggi UVA dagli UVB
La radiazione ultravioletta comprende diverse bande. Sulla superficie terrestre arrivano soprattutto UVA e UVB, mentre gli UVC vengono in gran parte assorbiti dall’atmosfera. La loro differenza principale riguarda la lunghezza d’onda, la profondità con cui penetrano nella pelle e il tipo di danno che possono provocare.
| Caratteristica | UVA | UVB |
|---|---|---|
| Lunghezza d’onda | Circa 315-400 nm | Circa 280-315 nm |
| Presenza al suolo | Circa il 95% degli UV che raggiungono la superficie | Quantità inferiore, ma più energetica |
| Penetrazione | Arrivano fino agli strati profondi della pelle | Agiscono soprattutto sull’epidermide |
| Effetto più evidente | Foto-invecchiamento, macchie e abbronzatura immediata | Scottature, eritemi e abbronzatura più tardiva |
Gli UVA sono presenti durante gran parte della giornata e attraversano in buona parte le nuvole e i vetri. Per questo una persona può ricevere una dose significativa anche durante un tragitto in auto o seduta vicino a una finestra, soprattutto sul viso e sulle mani.
Gli UVB dipendono maggiormente da stagione, latitudine, ora del giorno e condizioni atmosferiche. Sono meno penetranti, ma hanno un’energia maggiore e sono i principali responsabili dell’arrossamento dopo un’esposizione eccessiva.
Come agiscono sulla pelle e sull’abbronzatura
L’abbronzatura è una risposta di difesa. Quando la pelle rileva la radiazione UV, i melanociti producono melanina, il pigmento che assorbe parte dell’energia e contribuisce a limitare il danno cellulare. Non è però uno scudo completo: una pelle abbronzata offre una protezione naturale molto bassa e variabile.
Gli UVA danno un colore più rapido
Gli UVA possono scurire rapidamente la melanina già presente nella pelle. Questo effetto tende a comparire presto, ma non significa che la pelle abbia costruito una protezione efficace. Nel tempo, l’esposizione ripetuta può danneggiare collagene ed elastina, favorendo rughe, perdita di elasticità e discromie.
Il fatto che gli UVA non provochino subito una scottatura evidente porta spesso a sottovalutarli. È uno degli errori più comuni che noto quando si parla di sole: si considera rischiosa solo l’esposizione che arrossa, mentre una parte importante del danno cutaneo si accumula senza sintomi immediati.
Gli UVB provocano la scottatura
Gli UVB stimolano la produzione di nuova melanina e sono più legati all’abbronzatura che compare dopo alcune ore o nei giorni successivi. Se la dose è eccessiva, compaiono eritema, dolore, calore e, nei casi più seri, vesciche e ustioni.
Gli UVB partecipano anche alla sintesi della vitamina D, ma questo non giustifica l’esposizione prolungata senza protezione. Il fabbisogno individuale dipende da età, stagione, alimentazione, fototipo e condizioni di salute, quindi non userei mai la scottatura come strategia per ottenere vitamina D.
Abbronzarsi senza confondere colore e salute
Il colore dorato può sembrare un segno di benessere, ma dal punto di vista biologico indica che la pelle ha reagito a uno stress. Non esiste un’abbronzatura completamente sicura, perché ogni cambiamento di pigmentazione causato dagli UV segnala che le cellule hanno ricevuto una dose di radiazione.
La protezione solare non impedisce necessariamente di abbronzarsi. Riduce la quantità di radiazioni che raggiunge la pelle e rende il processo più lento e meno traumatico. Per me questa è la distinzione più utile da ricordare: una tintarella graduale è preferibile a un colore intenso ottenuto dopo una o due esposizioni aggressive.
Il fototipo cambia il rischio
Una pelle molto chiara, con lentiggini, capelli biondi o rossi e occhi chiari tende a scottarsi più rapidamente. Una pelle olivastra o scura contiene generalmente più melanina, ma non è immune dai danni degli UVA, dalle macchie o dai tumori cutanei.
Il fototipo aiuta a scegliere il livello di attenzione, non autorizza a restare al sole senza limiti. Anche chi “non si scotta mai” dovrebbe proteggere viso, collo, décolleté, mani, orecchie e labbra, cioè le zone che ricevono radiazioni per anni.
Come scegliere e usare bene la protezione solare
Il numero SPF indica soprattutto la protezione dagli UVB, quindi dalla comparsa dell’eritema. Per una difesa più completa bisogna cercare sulla confezione anche l’indicazione relativa agli UVA, spesso rappresentata dal simbolo UVA inserito in un cerchio o da una dicitura come “ampio spettro”.
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SPF 30 o SPF 50
SPF 30 e SPF 50 non sono equivalenti, anche se entrambi possono essere adatti in situazioni diverse. In generale, sceglierei SPF 50 per fototipi chiari, bambini, prime esposizioni, alta montagna, mare, presenza di macchie o assunzione di farmaci fotosensibilizzanti. SPF 30 può essere sufficiente per alcune pelli più resistenti, se applicato correttamente e rinnovato con regolarità.
Nessun fattore permette di prolungare indefinitamente il tempo trascorso al sole. La crema va applicata in quantità generosa, circa 2 mg per cm² di pelle, che per un adulto corrispondono orientativamente a 30 ml per tutto il corpo. In pratica, molti applicano meno prodotto del necessario e ottengono una protezione reale molto più bassa di quella indicata sull’etichetta.
- Applicala prima dell’esposizione, senza dimenticare orecchie, collo, dorso dei piedi e labbra.
- Rinnovala circa ogni 2 ore e dopo bagno, sudorazione intensa o asciugatura con l’asciugamano.
- Abbina la crema a cappello, occhiali da sole e abiti coprenti.
- Cerca l’ombra nelle ore in cui l’indice UV è più alto, senza considerarla una barriera assoluta.
Gli occhiali dovrebbero garantire protezione dai raggi UV, mentre un cappello a tesa larga protegge meglio di un semplice berretto fronte e nuca. Anche acqua, sabbia e neve possono riflettere la radiazione, quindi stare sotto l’ombrellone non annulla il rischio.
Nuvole, vetri e lampade abbronzanti non azzerano il rischio
Una giornata nuvolosa può sembrare innocua, ma parte degli UVA attraversa la copertura nuvolosa. Gli UVB possono ridursi di più, non necessariamente scomparire. Per questo la protezione serve anche quando il cielo è coperto, soprattutto durante attività all’aperto prolungate.
Il vetro comune blocca gran parte degli UVB, ma lascia passare una quota significativa di UVA. Se si guida spesso o si lavora vicino a una finestra, la crema sul viso e sulle mani può avere senso anche fuori dalla spiaggia. Non è necessario trasformare ogni giornata in un rituale complicato: basta proteggere con costanza le aree esposte.
Le lampade abbronzanti non “preparano” la pelle al sole in modo sicuro. Un’abbronzatura ottenuta soprattutto con UVA può scurire la melanina già presente senza creare una protezione adeguata dagli UVB; secondo l’Istituto Superiore di Sanità, la protezione dell’abbronzatura artificiale può essere nulla o paragonabile al massimo a un SPF molto basso.
Il rischio riguarda sia l’invecchiamento cutaneo sia i danni cellulari che possono manifestarsi a distanza di anni. Per questo eviterei il solarium come scorciatoia estetica, soprattutto nei minori e nelle persone con pelle molto chiara o precedenti problemi cutanei.
La regola semplice per vivere il sole con più consapevolezza
Quando devo ridurre tutto a una regola pratica, penso a questa: proteggere la pelle dagli UVA e dagli UVB ogni volta che l’esposizione è significativa, non solo quando si va in spiaggia. Crema ad ampio spettro, quantità sufficiente, rinnovo regolare e abbigliamento fanno più differenza di qualsiasi olio abbronzante o prodotto “acceleratore”.Se compaiono vesciche estese, dolore intenso, febbre o una lesione pigmentata che cambia forma, colore o dimensioni, è prudente chiedere consiglio a un medico o dermatologo. Una bella abbronzatura passa in poche settimane, mentre il danno cumulativo degli UV può restare molto più a lungo: la scelta migliore è cercare il colore con gradualità, senza scambiare l’assenza di scottatura per assenza di rischio.